Michele Ferraiolo, l’eroe di Acerra che disse no ai tedeschi: la storia del colonnello Medaglia d’Oro che l’ANPI ricorda ogni anno
Michele Ferraiolo è uno dei nomi più importanti della memoria storica di Acerra. Il colonnello acerrano morì a Mondragone il 9 settembre 1943.
Un giorno dopo l’annuncio dell’armistizio, dopo aver rifiutato di arrendersi alle truppe tedesche. La sua storia, legata alla Resistenza militare italiana, è ancora oggi ricordata dalla città. Ci sono storie che il tempo non riesce a cancellare. A Acerra una di queste porta il nome di Michele Ferraiolo, colonnello del Regio Esercito e Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. La sua vicenda personale si intreccia con uno dei momenti più drammatici della storia italiana: le ore successive all’8 settembre 1943, quando l’annuncio dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati provocò il rapido disgregarsi dell’esercito italiano e l’avvio dell’occupazione tedesca.
Ferraiolo non si arrese. Rimase al comando dei suoi uomini e affrontò le forze tedesche a Mondragone, dove trovò la morte il 9 settembre 1943. Aveva 56 anni. A distanza di 83 anni, il suo nome continua a essere legato alla memoria della città. Il 9 settembre 2026, Acerra lo ha ricordato davanti al busto dedicato al colonnello in piazzale Russo Spena, rinnovando una memoria che attraversa generazioni e che racconta una pagina fondamentale della storia italiana.
Chi era Michele Ferraiolo, il colonnello nato ad Acerra
Michele Ferraiolo nacque ad Acerra il 14 ottobre 1886, in via Pace, da Salvatore Ferraiolo e Maria Giovanna Riemma. Dopo gli studi classici intraprese la carriera militare e frequentò l’Accademia Militare di Modena, entrando nel Regio Esercito.
La sua fu una lunga esperienza nelle forze armate. Partecipò alla guerra italo-turca e alla Prima guerra mondiale, ricoprendo diversi incarichi e raggiungendo progressivamente gradi sempre più elevati.
Durante la Grande Guerra fu tenente nel 152º Reggimento fanteria della Brigata Sassari, quindi capitano nel 257º Reggimento e successivamente maggiore e comandante di battaglione nella Brigata Cremona.
Nel primo dopoguerra continuò a prestare servizio nell’esercito e svolse anche attività di insegnamento nelle scuole militari. Il grado di colonnello gli fù riconosciuto nel 1940 e venne destinato al Comando della Zona militare di Napoli.
Nel gennaio 1943 fu collocato nella riserva per raggiunti limiti di età. La sua esperienza, però, sarebbe stata nuovamente richiesta pochi mesi dopo, proprio quando l’Italia si avviava verso una delle fasi più drammatiche del conflitto.
L’8 settembre 1943 e la scelta di Michele Ferraiolo
La data dell’8 settembre 1943 rappresenta uno spartiacque nella storia italiana. L’annuncio dell’armistizio con gli Alleati lasciò le forze armate italiane prive di indicazioni chiare e in una situazione estremamente difficile. In molte zone del Paese i militari italiani si trovarono improvvisamente a dover affrontare le truppe tedesche.
Michele Ferraiolo era stato richiamato in servizio e posto al comando del 16º Reggimento costiero, schierato nel settore di Villa Literno e con comando a Mondragone.
Fu proprio a Mondragone che il colonnello si trovò davanti alla richiesta di resa. La risposta fu negativa.
Nonostante la netta inferiorità di uomini e mezzi, Ferraiolo rimase con i propri soldati e organizzò la resistenza contro le forze tedesche. La motivazione ufficiale della Medaglia d’Oro al Valor Militare racconta di un ufficiale che, anche in una situazione ormai disperata, continuò a guidare i suoi uomini.
Dopo l’occupazione della sede del comando da parte dei tedeschi, Ferraiolo condusse un gruppo di militari in un’azione che consentì di riconquistare la posizione. Ma la situazione durò poco: le forze italiane vennero nuovamente attaccate da reparti tedeschi numericamente superiori.
«Qui è in gioco l’onore della Patria»: la frase ricordata da Mattarella
Tra gli episodi più conosciuti della vicenda di Michele Ferraiolo c’è la frase associata alla sua ultima battaglia: «Non si vergogna di parlarmi così? Qui è in gioco l’onore della Patria».
Il racconto venne ricordato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la celebrazione del 25 aprile 2022 ad Acerra. In quell’occasione la figura del colonnello tornò al centro della memoria pubblica nazionale proprio nella città che gli aveva dato i natali.
Secondo la ricostruzione ricordata dal Capo dello Stato, alcuni dei suoi uomini avrebbero suggerito di arrendersi per avere salva la vita. Ferraiolo scelse invece di continuare a combattere.

Accerchiato dalle forze tedesche e sottoposto a un attacco sempre più intenso, il colonnello continuò a opporre resistenza fino a quando venne colpito mortalmente da una raffica di arma automatica.
Michele Ferraiolo morì a Mondragone il 9 settembre 1943, appena un giorno dopo l’annuncio dell’armistizio.
La Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria
Il comportamento tenuto da Ferraiolo durante gli scontri gli valse inizialmente una Medaglia d’Argento al Valor Militare. La decorazione venne successivamente trasformata in Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, la massima ricompensa militare italiana.
La motivazione ufficiale ricorda il comportamento del colonnello e la sua fermezza di fronte alla superiorità delle forze tedesche. Il riconoscimento inserisce quindi il nome di Ferraiolo nella memoria della resistenza militare italiana dopo l’8 settembre 1943, una delle pagine più complesse e dolorose della storia nazionale.
La memoria del colonnello non è rimasta confinata ai libri di storia. Acerra ha continuato a custodire il ricordo di Michele Ferraiolo, dedicandogli una strada, un istituto scolastico e un busto commemorativo in piazzale Russo Spena.
Anche le sue spoglie sono tornate nella città natale. Il corpo del colonnello venne infatti tumulato il 19 aprile 1944 nella cappella di famiglia del cimitero di Acerra.
Il suo nome è inoltre legato all’Istituto comprensivo Ferrajolo-Siani, che mantiene nella denominazione il riferimento a una figura diventata parte integrante della storia cittadina.
Per chi vive ad Acerra, dunque, Michele Ferraiolo non rappresenta soltanto un personaggio appartenuto a un’altra epoca. Il suo nome è presente nella quotidianità della città, nelle strade, nelle scuole e negli spazi della memoria.
Acerra ricorda Michele Ferraiolo anche nel 2026
Il 9 settembre 2026 Acerra ha rinnovato il ricordo del colonnello Ferraiolo nel giorno dell’83º anniversario della sua morte. La commemorazione davanti al busto di piazzale Russo Spena si inserisce nel percorso di iniziative dedicate alla memoria della Resistenza e alle vicende degli italiani che, dopo l’armistizio, si opposero all’occupazione tedesca.
Il ricordo è stato promosso nel solco delle iniziative dell’ANPI, che da anni contribuisce a mantenere viva la memoria di Michele Ferraiolo e di quanti, in quei giorni drammatici, si trovarono davanti a scelte difficili e decisive. La sezione ANPI di Acerra, con il suo Presidente Domenico Sodano, è attenta ed attiva sul territorio mantenendo alta la memoria e la storia della città.

La commemorazione assume un significato particolare proprio perché non riguarda soltanto il passato. Ricordare Ferraiolo significa riportare alla luce la storia di una comunità e di un uomo nato ad Acerra che si trovò improvvisamente al centro degli eventi che segnarono la fine dell’Italia monarchica e l’inizio della guerra di liberazione.
Perché la storia di Ferraiolo è ancora importante
La vicenda di Michele Ferraiolo appartiene a uno dei momenti più delicati del Novecento italiano. Dopo l’8 settembre 1943, mentre l’esercito attraversava una fase di profonda disgregazione, molti militari italiani dovettero affrontare una situazione senza precedenti.
La storia di Ferraiolo racconta una di queste vicende. A Mondragone, di fronte alle truppe tedesche, il colonnello decise di non deporre le armi e continuò a guidare i suoi uomini fino alla morte.
La sua figura è stata così inserita nella memoria della Resistenza italiana e della resistenza militare all’occupazione tedesca. Ma ad Acerra il suo ricordo assume anche una dimensione profondamente locale: è la storia di un concittadino che perse la vita in uno dei passaggi più drammatici della storia nazionale.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui, dopo 83 anni, il nome di Michele Ferraiolo continua a essere pronunciato e ricordato. Il suo busto, la strada, la scuola e la sua tomba ad Acerra sono segni concreti di una memoria che non appartiene soltanto agli archivi, ma alla città.
La storia del colonnello Ferraiolo ricorda così quanto accadde all’Italia dopo l’8 settembre 1943 e il sacrificio di tanti militari che si trovarono a combattere in una fase di completa disgregazione dell’esercito. Una pagina dolorosa, ma ancora oggi fondamentale per comprendere la storia di Acerra e dell’Italia.